Le fragranze
Indossare Acqua di San Gimignano significa portare con sé un pezzo di storia, sentire sulla pelle il calore del sole toscano che matura lo zafferano, respirare l’aria antica che circola ancora tra le torri di pietra.
Dall’incontro tra la tradizione toscana e l’alta profumeria contemporanea nasce una collaborazione esclusiva con Atelier Fragranze Milano, maison indipendente riconosciuta per la sua ricerca olfattiva raffinata e identitaria.
Da questa sinergia prende vita 72 Torri, una limited edition collection ispirata al profilo inconfondibile di San Gimignano e alle sue torri medievali, simbolo di eleganza verticale e bellezza senza tempo.

Torre del Diavolo
Una fragranza che unisce luce e mistero, dove la freschezza degli agrumi si fonde con la delicatezza della vaniglia e l’eleganza dei chiodi di garofano. Sul fondo, il calore del patchouli, della fava tonka e del benzoino lascia un’eco avvolgente, come un segreto sussurrato tra le pietre antiche. Come le leggende che circondano la torre, questa fragranza nasconde segreti e rivela solo gradualmente la sua vera natura. È audace ma mai eccessiva, misteriosa ma accessibile.
La firma olfattiva di questa creazione porta il nome del naso Paolo Cerizza
Personalità:
Magnetica, enigmatica, sensuale. È la fragranza per chi non ha paura di essere notato, per chi ama il mistero e possiede un fascino naturale che attrae senza sforzo. Indossarla significa abbracciare il proprio lato più seducente e misterioso.
LEGNOSA E AROMATICA
DISPONIBILE IN: 100 ml
TORRE
DEL DIAVOLO
Il giardino
proibito

Ai piedi della Torre del Diavolo, dove la pietra antica trattiene il calore del sole e l’ombra si infittisce al calar della sera, esisteva un luogo segreto, celato agli occhi dei curiosi. Non era un giardino di fiori appariscenti, ma uno spazio vivo di aromi speziati e resine profonde, dove l’aria vibrava di una forza inquieta.
La leggenda racconta che, al ritorno da un lungo viaggio, il proprietario della torre la trovò cresciuta in altezza, come se mani invisibili l’avessero sollevata verso il cielo. Gli anziani del borgo sussurravano che la torre si fosse nutrita delle essenze sprigionate dal suolo: vapori di limone aspro e luminoso, scaldati da chiodi di garofano e zenzero pungente.
Nascosto da una porta segreta nelle cantine, il cuore di quel luogo pulsava di sentori più oscuri e profondi. Foglie di tabacco essiccate al buio si intrecciavano alla dolcezza calda della vaniglia, dando vita a un aroma denso e avvolgente, capace di stordire chiunque osasse avvicinarsi. Si diceva che fosse proprio questo profumo a nutrire la torre, come un incantesimo lento e silenzioso.
Nel fondo del giardino invisibile, là dove la luce non arrivava mai, il terreno era impregnato di patchouly terroso, fava tonka vellutata e benzoino balsamico. Un accordo caldo e magnetico che si fissava sulla pelle e nella memoria, lasciando un’eco persistente e irresistibile.
I maestri profumieri di Firenze, attratti dalle voci su quella fragranza proibita, tentarono invano di trovarne la fonte. Disorientati dall’aria satura di profumo, perdevano la strada e la ragione, mentre la Torre del Diavolo restava lì, immobile e crescente, custode di un segreto che ancora oggi continua a respirare.







